Incomincio dicendo che raccomando fortemente la lettura di questo romanzo, e se non l'ho inserito nella mia rubrica mensile di inviti alla lettura è solo perché avrei dovuto stravolgere una scaletta già pronta per diversi mesi in anticipo e invece volevo fare arrivare questo mio messaggio il più presto possibile, e quindi la scelta di questa rubrica di cronache di lettura che ospita a volte la citazione di letture non proprio apprezzate, ma ha il pregio di non avere cadenze temporali che ritardano l'informazione. Per l'intera trilogia vedremo quando l'avrò letta.
Quando Robert Jackson Bennett ha scritto questo romanzo, il primo della trilogia The Divine Cities, era già un autore conosciuto e con diversi premi alle spalle, ma non certo tra i più importanti e anche con una produzione letteraria ancora limitata, quindi questo non è assolutamente un romanzo di un esordiente ma nemmeno quello di uno scrittore navigato.
Non mi ricordo perché mi è caduto sotto l'occhio. Forse un suggerimento di Goodreads, come ne ricevo molti, ma più probabilmente perché era stato nominato per qualche premio importante. Quello che conta è che avevo notato una valutazione da parte dei lettori di lingua inglese davvero molto alta. Su Goodreads un romanzo fantasy che io posso alla fine giudicare davvero buono può avere complessivamente un giudizio tra 3.7 e 3.9 (su 5 massimo). Se fa parte di una serie, i successivi hanno un giudizio normalmente più alto, per il semplice fatto che chi non ha gradito il primo probabilmente non legge i seguiti e l'insieme dei votanti si restringe intorno a chi apprezza. Se il primo volume di una serie supera il 4, normalmente significa che ha delle qualità superiori alla media, anche se ovviamente non significa che debba piacere a me. Nel caso di questo City of Stairs il giudizio medio dei lettori su Goodreads era di 4.12 (su più di 2000 pareri) e a me è piaciuto molto. Per questo ne parlo e lo raccomando.
Nonostante tutto quello che ho detto, in realtà ho tenuto in lista di lettura questo romanzo per più di un anno, perché c'era qualcosa nella presentazione che mi lasciava perplesso, non mi convinceva ad iniziare una lettura che non poteva essere breve, perché non mi sarei certo potuto fermare al primo volume (a conferma della mia teoria, i volumi successivi hanno giudizi sempre più crescenti), ma poi, in un momento in cui non avevo niente che avessi già fortemente deciso di leggere, l'ho incominciato.
Entrare nell'ambientazione non è stato facilissimo, e la lingua pone qualche difficoltà alla mia non perfetta conoscenza dell'inglese, ma con un poco di pazienza e un dizionario, il tutto si supera. E si scopre un mondo affascinante e una storia intrigante, con personaggi interessanti e davvero ben descritti.
L'ambientazione è ovviamente l'aspetto che colpisce prima e anche di più. Un Continente diviso in sei parti ognuna gestita da un dio con una visione diversa della realtà, con obiettivi diversi e a volte contrastanti, e con le relative popolazioni completamente in accordo con la volontà del proprio dio, e quindi completamente ed assolutamente diverse una dall'altra. Situazione che non poteva che portare a conflitti anche violenti, fino a quando, improvvisamente e senza spiegazioni, i sei dei si sono incontrati nel centro del Continente, punto in comune tra i sei settori, e hanno deciso di stabilire una pace tra i diversi settori e di fare di quel posto il luogo centrale assoluto del Continente, sviluppando in quel luogo una città, Bulikov, che sarà la capitale culturale dell'intero Continente e il luogo di incontro tra gli dei.
Dopo un periodo di pace e di sviluppo, in modo altrettanto improvviso gli dei decidono di espandere il loro controllo su tutto il mondo, assoggettando tutte le altre regioni prive di dei propri in modo violento ed oppressivo, fino a quando una ribellione della regione sottomessa di Saypur, guidata dal Kaj di Saypur in possesso di un'arma in grado di uccidere anche gli dei capovolge la situazione riducendo il Continente in macerie. Questo perché la maggior parte delle città del Continente erano costrutti magici degli dei, e con la loro morte hanno smesso improvvisamente di esistere, causando disastri immani ed innumerevoli morti.
Alcune centinaia di anni dopo, con Saypur in completo controllo economico e politico di quello che era l'impero del Continente, inizia la storia descritta dal romanzo, di cui non darò molte altre informazioni, tranne il fatto che forse non tutti gli dei sono davvero morti.
Ma City of Stairs non è solo un romanzo basato su un world building davvero notevole, ma è anche un romanzo di personaggi molto ben costruiti e gestiti nella narrazione in modo quasi sempre perfetto, personaggi che devono ovviamente essere visti nel frame di un romanzo fantasy, non certo confrontati con i loro possibili analoghi di un romanzo realista.
In alcuni, pochi, momenti ho avvertito una certa esagerazione nell'espressione del carattere di qualche personaggio, e qualche debolezza di reazione degli stessi tesa ad aumentare la tensione narrativa, ma onestamente non stiamo parlando di un romanzo perfetto, ma solo di uno davvero molto buono.
La storia è conclusiva, ed in modo davvero soddisfacente, solo che ci sono altri due seguiti che meriteranno sicuramente di essere letti.
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